La musica Ambient: la storia in pillole

Brian Eno musica ambientDefinire la musica Ambient è operazione complessa: trovare dei confini netti a un genere che affonda le sue radici nella musica colta di inizio XX secolo e flirta da decenni con generi quali il pop, l’industrial e il dub è cosa ardua, così come trovare dei confini temporali precisi.



Tuttavia, è possibile fare una breve storia in pillole di un genere nato dalle ispirazioni le più diverse, e che nel corso del tempo ha guadagnato uno status importante nell’ambito della musica contemporanea.
La musica Ambient nasce con l’intento di voler generare un tappeto sonoro adatto a svariati momenti: per accompagnare la meditazione, per favorire la concentrazione durante momenti impegnativi quali il gioco, oppure riempire con il suono una stanza durante una serata informale, e ancora agevolare la meditazione; per citare quello che viene considerato il padre del genere, Brian Eno, “musica che sentiamo, ma non sentiamo, suoni che esistono per metterci in condizione di sentire il silenzio”.
L’Ambient ha tra i suoi progenitori il compositore francese Erik Satie, l’eccentrico e originalissimo musicista autore delle Gymnopediés. La sua intenzione dichiarata era creare della musique de tapisserie, cioè della musica da tappezzeria: le sue composizioni più recenti, infatti, erano definite in questo modo, in polemica con il rigido mondo accademico. Vexation, le sue composizioni di fine XIX secolo (Satie era nato nel 1866), comunque già possedevano alcune delle caratteristiche della musica Ambient contemporanea. Satie ebbe il merito di utilizzare suoni ambientali (macchine da scrivere, sirene) nelle sue composizioni e di ricercare un modo di comporre del tutto avulso alla tradizione dell’epoca.
Oltre a Satie, possiamo ritrovare alcuni precursori dell’Ambient nell’ambito della musica colta. La musica dodecafonica di Schoenberg e le composizioni di Bartok (influenzate dalla ricerca del musicista nel mondo della musica popolare) sono parte concreta del DNA della musica ambientale, così come le sperimentazioni di uno dei musicisti più importanti del Novecento, John Cage, infaticabile esploratore della musica contemporanea e pioniere della musica elettronica.
Accanto a Cage è indispensabile citare anche Schaeffer, che s’inventò il concetto di concrete music, in cui ogni suono aveva un valore musicale (qualsiasi suono) e, ovviamente, Stockhausen, nell’olimpo dei musicisti contemporanei insieme a Cage.
Ma è con gli anni ’70 del XX secolo che la musica Ambient, da genere informe, acquista una sua, seppure parziale, definizione.
Alcuni germi del genere si trovano nei dischi dei Pink Floyd e degli Alan Parson’s Project, sperimentatori rock che univano lunghe suite musicali a suoni indefiniti e suggestivi; non si può certamente dimenticare poi il Kraut rock e i suoi protagonisti, i Tangerine Dream su tutti. Altre band che hanno avuto un ruolo nella nascita del genere sono i Popol Vuh e i Cluster.
È pero alla fine degli anni ’70 che arrivano i due album che diedero i natali al genere Ambient: Ambient 1 – Music for Airports e Music for Films. L’autore dei due capolavori è Brian Eno, ex membro dei Roxy Music, produttore geniale di artisti quali David Bowie e Talking Heads, che durante un periodo di convalescenza pensò di creare un genere adatto alle hall degli aeroporti, musica che “piuttosto che emergere dall’oceano, diventano parte di quello stesso oceano”.

Brian Eno ambientNell’idea di Brian Eno, l’Ambient (che deriva il suo nome dal latino ambire, ossia circondare) doveva fungere da sottofondo in ambienti come l’aeroporto o fungere da colonna sonora di un film, una sorta di atmosfera, o di tinta, che circonda l’ascoltatore, che può attivamente immergersi in essa o ignorarla, a seconda dell’ambiente e dello stato d’animo.



Il recente Reflection e l’album del 2018 Music for Installations confermano l’attitudine a dare valore e dignità artistica alla musica da sottofondo, fino all’intuizione di Brian Eno trattata come semplice riempitivo e non come parte integrante dell’ambiente, per l’appunto, così come lo può essere un qualsiasi elemento architettonico.
Da allora, la musica Ambient ha assunto sempre più importanza e contaminato molti generi, a volte considerati musica di serie B come la New Age, che riduce a stilemi preconfezionati uno stile tutt’altro che lineare, a volte andando a influenzare generi come l’industrial, il metal, il rock e la dance. Il genere poi si è diramato in vari sottogeneri come l’ambient house, l’ambient dub, ambience e IDM.
Il ruolo di Brian Eno e dell’Ambient nella musica contemporanea è fondamentale: basti pensare che artisti come Aphex Twin, Autechre, Unkle, Massive Attack, Portishead, The Orb e, più di recente, Boards of Canada, senza l’invenzione di Brian Eno, difficilmente sarebbero esistiti.
Dunque, l’Ambient è un genere che ha antesignani nobilissimi e che deve la sua nascita a uno dei geni della musica contemporanea, quel Brian Eno che, circa quarant’anni fa, ha dato vita a “musiche per pensare la musica”, sottofondo musicale per chi ha voglia di sentire la musica e non solo ascoltarla.

Fonte immagine 1: Wikimedia
Author: cosciansky
License: CC BY 2.0
Fonte immagine 2: Wikimedia
Author: Jørund Føreland Pedersen
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