Intervista al rapper Mr. Gaston

Oggi presentiamo l’intervista del nostro portale al rapper salentino Mr. Gaston. Dopo l’uscita del nuovo album dal titolo “Per il Clap vol. 1” (uscito il 21 marzo 2017) abbiamo deciso di dedicare alcune domande specifiche al rapper emergente Mr. Gaston, sul suo mondo, sulla sua ottima musica, un’artista che scalerà sicuramente le classifiche e diventerà uno dei rapper più promettenti della scena Rap e Hip Hop del momento.
Mr. Gaston, classe ’95, nasce a Guagnano (Lecce). Nel 2013, dopo i primi mixtape, esce “Buio e Luce“, il primo Ep per Taranto Massive Records. Condivide il palco con artisti emergenti e nomi del calibro di Kaos One, Nesli, Vacca, Egreen, Fido Guido e Boom Da Bash. Trasferitosi a Bologna, scrive “Ormai siamo altri” e su questa scia dopo l’estate arriva “Sept ’15“.



Ecco l’intervista al rapper Mr. Gaston:

Ciao Mr. Gaston, prima di iniziare l’intervista vorremmo che ti presentassi ai nostri lettori con una piccola risposta, una frase motivazionale, ciò che da senso ai tuoi brani. Grazie.
Saluto tutti i lettori di TheMusicBlog, spero che ascoltando l’album si possano ritrovare, solo questo potrebbe dare senso alla sua pubblicazione. Nelle canzoni cerco di essere sempre me stesso ed è questo il mio invito a voi, oggi più che mai visto che siamo continuamente bombardati da modelli e ideali espressi in modo spicciolo perché entrino come slogan nella testa prima che nelle personalità di ognuno! È per questo che nei testi cerco di evitare riferimenti troppo espliciti, non voglio convincervi di qualcosa, mi piacerebbe lasciare a ognuno lo spazio per entrare a modo suo nelle parole. Siate sempre voi stessi!

Spiegaci brevemente la natura dei tuoi brani, cosa ti ispira, come realizzi certi sound?
Di solito scrivo direttamente sui beat, il sound del disco è merito dei produttori (DNL BLZ, GSQ, Meckbill, Euphemic, Bellant, Brock). Il mio background musicale è fatto di parolieri, cantautori contemporanei oltre che rapper; e quello è l’approccio alla scrittura: spesso ho delle idee che tengo ferme finché un beat non mi catapulta nella dimensione ottimale per svilupparle. Per quanto riguarda questo disco sono stati fondamentali gli studi in ambito della psicologia dell’arte, sull’autoritratto e l’arte irregolare nello specifico (Opalka ne è l’esempio più eclatante). Quindi diciamo che il mio microscopio è puntato verso l’interno. Ovviamente facendo rap non posso essere non guardare là fuori. L’hip hop stesso, i suoi continui cambiamenti e tutto ciò che accade all’interno di questo “gioco di ruolo” sicuramente sono una fonte d’ispirazione, come anche le serie tv, le cose che vedo in giro e quelle che mi capita di leggere.

Cosa ti hanno trasmesso le collaborazioni in questi anni con artisti del calibro di Nesli, Vacca, Boom Da Bash, Kaos One?
Salire sul palco prima dei “big” fa sempre un certo effetto, ti carica d’ansia e di aspettative. Sono state esperienze singolari, alcune più di altre, tutte. Quando avevo 12 anni ci mettevamo in fila per farci passare con gli Infrarossi i primi pezzi dei Boom Da Bash, spesso dei Dubplate ora che ci ripenso, ma allora non conoscevo queste distinzioni, per me e i miei amici erano delle canzoni con un slang tutto salentino. Perdemmo la testa tutti. 5 anni fa non avrei pensato di salire su un palco poco prima di loro. La stessa cosa è successa con gli altri artisti sopracitati anche se il rap è arrivato per me qualche anno dopo e Kaos One non non l’ho capito a pieno prima dei 17 anni, un maestro. Cosa mi hanno trasmesso? Voglia di fare di più e di farlo bene, meglio.

Con questo nuovo lavoro discografico ti sei voluto mettere alla prova?
Sono stato fermo per un po se escludiamo qualche singolo. Fare un disco non è assolutamente la stessa cosa, bisogna curare molte più cose contemporaneamente: pensare al tutto, non al particolare. Ma avevo voglia di fare un’esperienza lunga, dilatata, proprio negli anni del “tutto e subito”. Diciamo che sì, mi sono messo alla prova tanto in studio quanto fuori, volevo capire fino a dove saremmo riusciti a spingere la nostra musica indipendentemente. Gli esiti, della prova, gli avremo alla fine dei live che sono partiti ad aprile.



Quanto è cambiato il rap e l’hip hop negli ultimi anni?
Il rap sta cambiando anche ora, mentre scrivo. Con la stessa frequenza con cui cambia la realtà. Negli ultimi anni, ma io parlerei anche di mesi, lo scenario è totalmente diverso, tanto in America quanto in Italia. I sottogeneri si mischiano, cambia la produzione ma cambia tanto anche l’approccio. I rapper sono per le nuove generazioni degli influencer, più degli youtuber, forse anche dei calciatori. Non c’è solo il disco, la musica: c’è l’abbigliamento, lo slang, le movenze, gli instore, i contest. Ma più di ogni altra cosa ci sono i social network e c’è un pubblico sempre più ampio che ascolta rap. Negli ultimi anni il rap è moda e sinceramente mi sta bene.

Abbiamo notato come nei tuoi brani riesci a cimentarti in temi molto diversi tra loro. Da cosa deriva questa splendida capacità sonora? Esperienze di vita, esperienze musicali?
Ti ringrazio. Ogni esperienza ti lascia qualcosa: a volte abbastanza da scriverci un’intera canzone altre diventano versi, rime. (vedi domanda 2)

Nell’ultimo singolo “Balla” quali sono i concetti che vuoi esprimere ai tuoi ascoltatori?
Il concetto chiave arriva quasi in chiusura: “Lo spazio si balla sul tempo”. Spesso restiamo immobili in un posto per così tanto tempo a sognare altro, immaginarci altrove, quando ogni cosa ha suo tempo e forzare lo scorrere degli eventi non è sempre una soluzione. Io “sono nato al mare sognando montagne di panna”. Non che a Bologna ci siano le montagne: ma qui ero abbastanza a Nord da non poter rimproverare la provincia di quell’insoddisfazione che caratterizza i ragazzi della mia età: a metà tra timore del futuro e nostalgia del passato. Una volta qui mi sono reso conto di quanto avessi bisogno “del mare e della sua ninna nanna”. Balla è un invito a vivere a tempo, qualunque sia il vostro spazio.

Qual è, secondo te, la copertina più bella del rap italiano uscita tra il 2016 e il 2017?
Santeria! Mi piace l’arte di Armando Mesias, la cover per Marra/Gue è singola, ma tutti i suoi ritratti sono interessanti

Saluta il nostro portale e tutti i lettori con un motto, una frase che utlizzi assiduamente nei tuoi eventi o nella vita, grazie.
L’ho già vista questa scena, so sta gente come fa. Viene solo per il boom e non resta per il clap!

Un saluto e un ringraziamento dallo staff di Themusicblog.eu a Mr. Gaston per la grande disponibilità e per la splendida intervista.

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