I tormentoni anni ’90 che ancora oggi ascoltiamo

anni '90 musicaNon c’è estate senza tormentone, e anche l’estate 2018, iniziata da qualche settimana, non fa eccezione.
Tra pezzi latineggianti e brani nostrani c’è l’imbarazzo della scelta: basta accendere la radio per sentire la Ferreri cantare di amore e capoeira o Calcutta ricordare a tutti che due Tachipirine da 500 fanno una Tachipirina da 1000.
In realtà, i tormentoni ci… tormentano dall’alba dei tempi della musica pop ma, tutto sommato, anche se sentendo per la 100esima volta lo stesso pezzo abbiamo maledetto la radio, oggi ci troviamo a ricordare con nostalgia certi pezzi che ancora ci risuonano nella testa.
Chi è nato negli anni ’70 e ‘80, in particolare, oggi ricorda con affetto e riascolta pure volentieri certi brani che hanno fatto furore negli anni ’90: dal grunge alla dance più commerciale, tante sono le canzoni che hanno segnato un’epoca.
Che ne dite dunque una breve carrellata delle canzoni-tormentone dell’ultimo decennio del XX secolo? Avanti, si comincia.



Le canzoni tormentone degli anni ‘90

Gli anni 90 ci hanno regalato film di culto, telefilm leggendari, videogiochi incredibili (ricordate Doom e Street Fighter II?) e tanti, tanti tormentoni musicali, di ogni genere musicale, dal pop al grunge passando per dance ed elettronica.
Chi non ha mai canticchiato il ritornello di Gypsy Woman (She’s homeless) dei Crystal Waters? Il brano, caratterizzato da una voce ipnotica, fece furore nelle discoteche di tutta l’Isola, insieme a degni compari come Rythm is a dancer e The Summer is magic.
Come non ricordare poi All that she wants degli Aces of Base, canzone mai sparita dai radar ma che, al contrario, ogni tanto riemerge prepotentemente, anche sotto forma di cover? C’è poi un brano dance che nei Novanta ebbe talmente successo nel nostro paese da indurre Fiorello, all’epoca re indiscusso della televisione con il suo Karaoke, a farne una cover in italiano: stiamo parlando di Please don’t go dei Double you.
Indimenticabile è anche The Rhythm of the night, il brano dance per eccellenza dei primi anni ’90, una hit degli italiani Corona e cantata da Jenny B., anche se nel video il volto lo prestò una ragazza brasiliana dai capelli lunghissimi.
Intanto, mieteva i primi successi anche un cantante e rapper giamaicano, Shaggy: Boombastic, pezzo caratterizzato dalla particolarissima voce del cantante, ebbe una eco talmente vasta da originare un neologismo, boombastico, un aggettivo che solitamente identificava donne dalle forme particolarmente prosperose.
Un altro brano che fece molto parlare di sé fu Scatman, cantato da Scatman John, un pianista jazz balbuziente che, grazie a una felice intuizione del suo agente, sfruttò questo suo difetto per creare una dance song tutta giocata sullo scat, un modo di cantare tipico del jazz. La canzone vendette milioni di copie e portò l’allora ultracinquantenne John in vetta alle classifiche.
In quegli anni emerse il portoricano Ricky Martin, capostipite della genia degli artisti latino-americani che flirtavano con dance e pop. La sua Un Dos Tres Maria, uscita nel 1995 e pubblicata come singolo l’anno dopo, divenne il più tipico dei tormentoni estivi.
Ma mettiamo da parte un po’ la dance e approdiamo al grunge, altro genere-simbolo degli anni ’90, i cui maggiori rappresentanti furono i Nirvana (la cui bellissima Smell like teen spirit divenne simbolo di un movimento e di una generazione), i Pearl Jam (Alive fu il primo, grande successo) e i Soundgarden, che nel 1996 scrissero una smash hit bellissima, Black Hole Sun.
Risale a quegli anni anche la nascita del Brit pop e il “conflitto” tra due delle band più rappresentative del genere, i Blur e gli Oasis: entrambe le formazioni sfornarono bei tormentoni pop-rock come Wonderwall e Country house.
E in Italia? Be’, anche i cantanti e le band nostrane hanno prodotto i loro bei tormentoni: Hanno ucciso l’Uomo Ragno degli 883, ad esempio, il primo successo del gruppo formato da Max Pezzali e Mauro Repetto, che ebbe un impatto non solo sulla musica ma anche sul costume dello Stivale.
La cantante Alexia è stata la regina della dance made in Italy con brani come The Summer is Crazy e Think About the Way; sua degna compagna di viaggio è stata Gala, pseudonimo di Gala Rizzato, cantante milanese che fece furore con Free from desire, un tale tormentone da finire per essere cantato anche negli stadi a mo’ di coro, e gli Eiffel 65 (il pezzo più famoso? Blue, naturalmente).
Tormentoni, tormentoni, tormentoni: la situazione negli anni ’90 non era molto diversa da quella odierna, e chissà che fra vent’anni non ci ritroveremo a rimpiangere i pezzi che oggi, sentendoli per la millesima volta alla radio, ci fanno sbuffare.



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