I giovani e la Musica: che rapporto hanno?

I Giovani e La MusicaDimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei: la musica non è solo una forma di intrattenimento. La musica è innanzitutto sentimento, espressione del carattere e dello stile dei giovani: è la colonna sonora della nostra vita. Quando si pensa al rapporto fra musica e ragazzi, bisogna andare al di là del semplice fattore moda, che è tuttavia anche una estensione di ciò che i giovani provano e cercano di esternalizzare. Non è un caso infatti che tanto i negozi delle grandi catene di abbigliamento popolare quanto gli e-commerce più popolari siano ricchi di proposte di abbigliamento alternativo e a tema musicale. Il sociologo Finarotti sostiene che la musica non è ascoltata dai giovani, ma abitata: un concetto interessante e assolutamente veritiero.

Nei secoli passati la musica era intesa soprattutto come arte, e la si giudicava in base alla qualità tecnica e al grado di apprezzamento presso l’alta società: basti pensare a Mozart e a tutti quegli artisti che oggi vengono considerati dei geni, ma che in vita venivano visti alla stregua di pazzi visionari. Oggi è l’esatto contrario: l’artista è innanzitutto colui che risveglia sensazioni, che spinge chi l’ascolta ad identificarsi con i suoi temi. I ragazzi abitano la musica perché si ritrovano nelle parole delle canzoni, e perché da esse traggono spunto per relazionarsi con la società. Una società sempre più complessa e sempre meno attenta ai loro bisogni. Mozart sarebbe oggi una star di livello internazionale, se solo vestisse jeans attillati e portasse capelli dalle acconciature più strane. Perché la musica di Mozart, come tanti giovani artisti del nostro tempo, sapeva parlare e, soprattutto, sapeva ascoltare. Ascoltare i bisogni di ragazzi portati all’evasione e alla ricerca di risposte ai problemi dell’adolescenza, che vengono enfatizzati da una forbice sempre più ampia con le vecchie generazioni, non più in grado di avvicinarsi ai loro problematici sentimenti. Le esperienze spiacevoli, oggi più che mai, trovano una risposta nella musica di chi, quelle esperienze, le ha provate sulla propria pelle. E le canta o le suona, per liberarsi di un peso e per aiutare chi ascolta a fare lo stesso. Le nuove generazioni hanno un rapporto viscerale con la musica. Andare a scuola con il proprio lettore mp3 che spara i brani preferiti, è come assumere una medicina che non ha controindicazioni: c’è una giornata da affrontare, una vita intera da vivere, e la musica è quel qualcosa che dà ai ragazzi la forza per andare avanti, avendo una compagna con cui ridere ed una spalla su cui piangere. La musica è riflessione: è come leggere un libro scritto da qualcuno che ha vissuto le tue esperienze, che non ti dà soluzioni a buon mercato ma che ti costringe a riflettere sui tuoi problemi. È ginnastica per il cervello ed il cuore. Ma la musica è anche linguaggio e, in quanto tale, è uno strumento in più per relazionarsi con gli altri: è aggregazione, è fonte di litigio o di rivalità, è amore ed è anche odio. Tutti sentimenti che l’essere umano impara a provare e ad esprimere soprattutto durante la fase dell’adolescenza, ed anche in questo la musica aiuta. Un binario che permette a ragazzi molto simili fra loro di trovarsi tutti insieme, di condividere le proprie esperienze e di crescere, prendendo alle volte anche vie diverse: la musica è una maestra di vita. Ed il rapporto fra musica e moda parte innanzitutto da questo presupposto: una concezione che rappresenti quello che il ragazzo sente sgorgare dal cuore. Quando si parla del rapporto fra ragazzi, moda e musica bisogna stare molto attenti a ciò che si dice, perché il confine fra sentimento e industria è davvero molto leggero. Senza dubbio l’economia ed il bisogno delle grandi aziende di lanciare trend e di monetizzare i propri capi d’abbigliamento ha influenzato questo rapporto, ma non l’ha violentato: alla base, c’è sempre quel qualcosa che noi sentiamo giusto perché vicino a quello che noi siamo e che vogliamo esprimere. Non è un elemento quantificabile, sennò le mode sarebbero sempre le stesse. Dipende dalle generazioni e dai loro bisogni. L’abbigliamento diventa l’estensione della musica: un altro strumento, stavolta visivo, per comunicare che noi siamo fatti così. Che poi si possa piacere o non piacere è un altro discorso. Amiamo l’hip hop e ci piace vestire largo, amiamo il rock e ci piace riesumare lo stile degli anni ’80, amiamo il pop e ci piace vestire con i jeans stretti, amiamo l’emo e ci piace lo stile dark. Ci piace perché sentiamo di essere così. Ed è per questo che da noi troverete un abbigliamento che rappresenti sempre un messaggio musicale, soprattutto quello alternativo. (di G. Caruso)

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