“Encelado” il nuovo album dei Luz

Luz - Encelado cover albumI Luz tornano sulla scena musicale con un nuovo album dal titolo Encelado, uscito a febbraio per Auand. Luce e oscurità, spazio cosmico, deserti, poesia, scienza, mito: tutto questo è Encelado, secondo album in studio per i Luz, al secolo Giacomo Ancillotto (chitarra), Igor Legari (contrabbasso) e Federico Scettri (batteria).
Il tour di Encelado inizia il 28 febbraio a Il Cantiere di Roma e prosegue il 14 marzo a UnTubo Jazz Club di Siena, il 16 marzo allo Swing Bar di Conegliano Veneto (TV), il 17 alla Foresteria Campo Canoa di Mantova e il 18 marzo al Torrione Jazz Club di Ferrara.



Un album “interstellare” composto da 9 brani originali che richiamano una moltitudine di prospettive e riflessioni intorno agli astri e al cosmo. Il punto di vista privilegiato è quello dell’uomo che, dalla Terra, scruta il cielo alla ricerca del mistero dell’origine. Dalle navicelle spaziali in grado di portare l’uomo in orbita ai demoni senz’anima dell’Amazzonia, quella dei Luz è una narrazione a metà tra scienza e magia che non rinuncia anche a un pizzico di autoironia. E su questo contrasto tra opposti, tra realismo e magia, gioca anche la copertina dell’album, Tres hombres con sillas regalata all’ensemble dal pittore cileno Juan Martinez Bengoechea, cui è dedicato uno dei brani dell’album.
Si parte da Soyuz!, un omaggio alla gloriosa cosmonautica sovietica, un’ode alla scienza, alle macchine e all’ingegno umano, composta dal contrabbassista Legari. Atacama sposta invece il punto focale nell’arido deserto dell’America meridionale. E ancora, Ground Control, dedicato a David Bowie per i quarant’anni del suo psichedelico Space Oddity. O Hum, che evoca il sussurro profondo e continuo dell’universo. Brani che evidenziano come la costruzione musicale, per i Luz, segua spesso una struttura circolare che non dà una percezione di linearità, ma oscilla tra accelerazioni e rallentamenti. La loro scrittura si mescola all’improvvisazione in una moltiplicazione di linee melodiche e in uno scambio continuo dei ruoli tra i tre musicisti. E questo gioco di ruoli e significati si riflette anche nel titolo del disco, Encelado, il gigante figlio di Gea e Urano che fece guerra agli dei dell’Olimpo, secondo il mito, ma anche uno dei 64 satelliti di Saturno.
I Luz, il cui nome viene da quell’ossicino minuscolo anche detto “nocciolo dell’immortalità”, dal 2012 hanno suonato in tutta Europa, partecipato a Festival, trasmissioni radiofoniche e televisive, inoltre la loro musica è stata utilizzata come colonna sonora per cortometraggi e documentari. L’album, registrato in un paio di giorni nello studio Jambona Lab di Antonio Castiello e Aldo De Sanctis, esce per l’etichetta Auand, così come Polemonta, il loro disco d’esordio del 2014, questa volta anche in formato Vinile oltre che in CD e sarà disponibile in digitale già dall’8 febbraio su tutte le maggiori piattaforme con distribuzione Pirames International.

Formazione:
Giacomo Ancillotto, chitarra
Igor Legari, contrabbasso
Federico Scettri, batteria

Tour:
28/02 Roma, Jazz Zone – Il Cantiere rassegna Jazz Zone del Collettivo Agus
14/03 Siena, Un Tubo
16/03 Conegliano Veneto (TV), Swing Bar
17/03 Mantova, You Must Believe In Spring – Foresteria Campo Canoa
18/03 Ferrara, Ferrara Jazz Club, Torrione San Giovanni

Recensione e tracklist dell’album Luz – Encelado:

Encelado è il nuovo disco dei Luz, in uscita a febbraio 2019 per Auand Records. Un disco che parla di spazio e di deserti, di poeti e di creature mitologiche, di luce e oscurità. La copertina è del pittore cileno Juan Martinez Bengoechea.

Encelado era il figlio di Gea e di Urano. Con gli altri Giganti fece una guerra contro gli Dei dell’Olimpo. E la perse. Ora si trova sotto l’Etna, sepolto lì da Atena la Vendicatrice. Encelado è anche il nome di uno dei 64 satelliti di Saturno. Una magnifica sfera di ghiaccio sospesa tra gli anelli del suo pianeta madre.
Ma sotto la sua crosta gelata potrebbe nascondere un oceano di acqua. E in quell’oceano potrebbero nuotare le meduse più strane della Galassia. Dovremmo andarci, lassù. Un giorno.

I brani:




1. SOYUZ!

“Soyuz!” è il nostro omaggio alla gloriosa cosmonautica sovietica. Progettata più di 50 anni fa, la Soyuz è ancora oggi uno dei veicoli spaziali più affidabili mai costruiti ed è al momento l’unico in grado di trasportare degli esseri umani nello spazio. Un’ode urlata alla robustezza delle macchine e delle Idee.

2. CHULLACHAQUI

“El Abrazo de la Serpiente” del regista colombiano Ciro Guerra narra dello sciamano indio Karamakate e dei suoi incontri, ai primi del ‘900, con due antropologi tedeschi in missione lungo il Rio delle Amazzoni. Il Chullachaqui è un demone senz’anima, uno spirito “vuoto”, un Döppelganger. Dopo trent’anni dall’arrivo dei bianchi, anche il vecchio Karamakate si sente un Chullachaqui, svuotato dalle sue conoscenze ancestrali e dal suo rapporto diretto con il Cosmo. “Il mondo parla, io posso solo stare ad ascoltare. Ascolta la canzone dei tuoi avi. Questo è quello che cerchi. Ascolta per davvero. Non solo con le orecchie.”

3. ATACAMA

Ci piacciono le coincidenze. Durante la lavorazione di Encelado abbiamo scoperto il film “Nostalgia de la Luz” del regista cileno Patricio Guzmán. Parla di astronomi e telescopi, di donne che lottano per difendere la memoria di un paese, del deserto dell’Atacama e ha la parola LUZ nel titolo. Non potevamo non dedicargli un pezzo.

4. BENGOECHEA

Abbiamo scoperto le opere del pittore cileno Juan Martínez Bengoechea e quelle immagini così dense di storie e di luce ci hanno invaso gli occhi e la testa. Bengoechea è più LUZ dei LUZ. Abbiamo qualcosa che ci lega, anche a migliaia di km di distanza e con un oceano in mezzo. Così gli abbiamo scritto una lettera per ringraziarlo. E gli abbiamo dedicato questa canzone. Lui ha fatto molto di più: ci ha regalato la copertina di questo disco.

5. GROUND CONTROL

Giacomo, il nostro chitarrista, ha un gatto che da cucciolo aveva un occhio verde e uno blu. Lo ha chiamato Major Tom. A lui dedichiamo questa canzone, per ringraziarlo di averci sopportato durante le prove. Sì, è dedicata anche a un’altra persona, con un occhio diverso dall’altro.

6. HUM

A quanto pare all’inizio c’è stato un Grande Botto. L’eco di quel botto si fa sentire ancora oggi, la chiamano “radiazione cosmica di fondo”. Ci sono poi delle persone che affermano di sentire un sussurro profondo e continuo, nelle notti più silenziose. Le due cose non c’entrano nulla, lo sappiamo. Però ai LUZ queste cose piacciono da sempre: i rumori, i sussurri, i Grandi Botti.

7. SHAPIRO

Ci sono poche cose certe nell’Universo. Una di queste è che la velocità della luce è sempre costante, non rallenta e non accelera in nessun caso. Se però un fascio di luce passa vicino a una grande massa in grado di distorcere lo spazio, sembrerà che la luce arrivi in ritardo. Ma solo perché sta percorrendo una distanza maggiore per giungere a noi. Allo stesso modo il LUZ (che poi vuol dire anche luce) è quel minuscolo osso che rimane per sempre uguale a se stesso. A volte può sembrare che nei nostri brani il tempo rallenti o acceleri, ma è solo un’illusione.

8. BALLYHOO

Antonio L. Verri è stato un poeta salentino. Ballyhoo era una parola molto cara a Verri: nel gergo giornalistico americano indica quegli articoli sensazionalistici e spesso falsi usati per attirare i lettori. Per Verri, che chiamò con questo nome una rivista e il libro “infinito” che non è mai riuscito a terminare, Ballyhoo era un “omaggio alla letteratura di margine, a ciò che l’industria culturale considerava uno “scarto” (M. Marino).

9. FRICUS

La sera, quando le tenebre avvolgono la terra, il sole abbandona l’orizzonte e smette di scaldarci. Ci piace finire i nostri dischi e i nostri concerti con una ninna nanna; “Fricus” era il vezzeggiativo con cui la nonna di uno di noi chiamava il freddo mentre lo avvolgeva nelle coperte prima del bacio della buonanotte.

Ecco il video del primo singolo estratto Luz – Soyuz!:

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